Dipartimento ❭ Laboratorio Multimediale per la Didattica e l'Informazione Digitale Applicata alle Scienze deIl'Antichità
Laboratori, Centri, Biblioteche, Aule Multimediali
Membri
| DEL CORSO LucioResponsabile Scientifico | |
| CAVALLO RobertoAssistente Tecnico |
Il laboratorio
Il laboratorio Di.Sc.Ant. si occupa della realizzazione di banche dati, imaging digitale e software per lo studio della cultura scritta antica e medievale, in collaborazione con centri di ricerca, nazionali e internazionali, e imprese. Presso il laboratorio sono depositate le carte di grandi studiosi del passato, come l’archeologo Antonio Sogliano, microfilm di codici greci e latini, tra cui spiccano riproduzioni di testimoni plutarchei, molti dei quali non disponibili in formato digitale, e soprattutto una collezione di papiri, che comprende più di duecento reperti in greco e in demotico, databili dall’età ellenistica alla tarda antichità.
Già da diversi anni, il laboratorio, ospita gli alunni di alcune classi del Liceo Classico Publio Virgilio Marone (Mercato San Severino), che, nell’ambito di percorsi di formazione Scuola-Lavoro, hanno preso parte a lezioni sulla Papirologia e sull’applicazione delle nuove tecnologie alla lettura e decifrazione dei testi conservati su papiro.
Presso il laboratorio Di.Sc.Ant., inoltre, numerosi studenti triennali e magistrali hanno svolto e svolgono attività di tirocinio, fornendo un contributo significativo alla sistemazione, riorganizzazione e digitalizzazione del materiale conservato.
I progetti
Il laboratorio Di.Sc.Ant. è attualmente coinvolto in vari progetti di ricerca incentrati sullo studio dell’Egitto greco-romano:
PRIN 2017 Greek and Latin Literary Papyri from Graeco-Roman and Late Antique Fayum (4th BC – 7th AD): Texts, Contexts, Readers.
Unità di ricerca: Università di Salerno; Università di Firenze; Università di Genova; Università di Parma
PRIN 2022 PNRR Digital Papyrology. New Approaches to Preservation, Edition and Dissemination
of Papyrus Collections in Southern Italy.
Unità di ricerca: Università di Salerno; Università di Napoli Federico II; Università dell'Aquila; Università di Salento; Università della Campania "Vanvitelli"
PRIN 2022 Shape of a city. Antinoubolis from the beginning to its end: a topographical, archaeological and papyrological overwiev.
Unità di ricerca: Università di Salerno; Università di Roma III; Sapienza Università di Roma; Università di Firenze
Questi progetti riguardano periodi storici e tipologie di testi differenti, ma presentano dei fili conduttori comuni:
- la ricerca di contestualizzazione, ovvero collocare i testi nel contesto archeologico e culturale da cui provengono;
- l’intento di individuare, decifrare e rendere noti testi ancora inediti.
Il laboratorio, inoltre, partecipa a diversi progetti relativi alla tradizione latina medievale:
PRIN 2022 Universal Latin Chronicles in Medieval Italy (1183-1340): Evolutions and Networks between Traditional Models and (Pre)Humanistic Experiments
Unità di ricerca: Università di Salerno; Università degli Studi di Milano; Università degli Studi del Molise; Università degli Studi di Padova
Progetto FIS OPA. Opere perdute e opere anonime nella tradizione latina dalla tarda antichità alla prima età moderna (sec. III-XV)
Unità di ricerca: Università di Salerno; Università di Bologna; Università di Udine; Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino (SISMEL) di Firenze
Storia e consistenza della collezione
I papiri dell’Università di Salerno rivestono un ruolo particolare nel panorama delle collezioni papirologiche italiane: insieme a Lecce, infatti, Salerno è l’unico Ateneo del Sud Italia che è riuscito a mettere insieme una collezione di testi su papiro.
Il lotto di papiri attualmente conservati presso l’Università fu acquistato per volere di Adele Tepedino, all’epoca docente di Papirologia presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità, oggi Dipartimento di Studi Umanistici. Grazie all’intermediazione di Mario Capasso, allora docente di Papirologia presso l’Università di Lecce, la Tepedino poté entrare in contatto con Michael Fackelmann, mercante responsabile della vendita di numerosi lotti di papiri in Italia e all’estero, noto restauratore e autore anche di un manuale interamente dedicato alle tecniche di restauro del papiro. Il Fackelmann era specializzato soprattutto nel recupero di cartonnage, involucri realizzati con una sorta di cartapesta successivamente coperta di gesso e decorata, che venivano impiegati in ambito funerario per ricoprire le mummie. D’altra parte, Il mercante proveniva da una conosciuta famiglia di collezionisti: il fratello, Anton, fu anch’egli restauratore e curatore dei papiri della Biblioteca di Vienna, responsabile, tra le altre cose, del restauro di alcuni pezzi del papiro carbonizzato di Derveni, nei pressi di Salonicco, nonché di alcuni esperimenti sui rotoli carbonizzati di Ercolano.
Già nel 1990 lo stesso Capasso aveva acquistato proprio da Michael Fackelmann un primo lotto di papiri documentari, poi incluso nella collezione del Museo di Lecce, che per tipologia e probabile provenienza dei materiali risulta assai simile a quello salernitano. Ancor prima di questa data, tra il 1969 e il 1984, anche Mario Amelotti, docente di Diritto Romano e Papirologia Giuridica presso l’Università di Genova, aveva acquistato da Fackelmann ben sei lotti di papiri, oggi in parte editi nei volumi della serie dei PUG. Si tratta, per la maggior parte, di documenti estratti da cartonnages databili al periodo compreso tra il III a.C. e II a.C., che verosimilmente vennero acquistati dal mercante sullo stesso mercato da cui provengono i papiri delle Università di Lecce e Salerno.
Nel 1998, anche l’Università di Salerno acquistò un lotto di papiri dal mercante austriaco: l’acquisizione fu resa possibile grazie ad un finanziamento congiunto dell’Università e della Provincia, che versò ben cinque milioni di lire a fronte di una spesa complessiva di poco più di 6 milioni; fu così possibile procedere all’acquisto del lotto, composto, secondo l’ultimo spoglio, da 153 papiri greci e 63 demotici, per un totale di 216 pezzi.
La maggior parte dei frammenti della collezione è stato ottenuto dallo smembramento di cartonnage e, al momento dell’acquisto, ne è stata indicata da Fackelmann una generica provenienza dall’Arsinoite, oggi Fayyum, una vasta oasi dell'Alto Egitto. Questo dato, nella maggior parte dei casi, trova conferma nelle caratteristiche materiali dei frammenti, su cui sono ancora visibili tracce evidenti che ne testimoniano il reimpiego come cartapesta per il confezionamento di maschere funerarie. Su diversi pezzi si possono ancora osservare cospicui residui di gesso, in alcuni casi sopravvivono anche tracce del colore originario, indizio della provenienza dagli strati più esterni del cartonnage. Per quanto riguarda, invece, la provenienza dei frammenti, i dati che è stato possibile finora desumere da una prima lettura dei testi greci paiono comprovare la provenienza dal Fayyum, almeno per la maggior parte dei documenti. Quanto alla datazione, molti dei materiali sono piuttosto antichi e sembrano potersi riferire al III-II secolo a.C.; non mancano, però, nella raccolta frammenti assai più tardi, collocabili sulla base delle caratteristiche grafiche tra il V e il VI secolo d.C.
Una volta arrivati all’Università di Salerno, i frammenti furono trasferiti presso il laboratorio Di.Sc.Ant. dove sono tutt’oggi conservati, e si procedette alle prime operazioni di sistemazione. I frammenti vennero restaurati e parzialmente inventariati; contestualmente, ciascun pezzo venne sistemato su un cartoncino con il numero d’inventario, successivamente avvolto in fogli di carta giapponese e riposto all’interno di apposite scatole per la conservazione.
Ad oggi, solo due frammenti della collezione hanno ricevuto un’edizione completa, curata da Adele Tepedino: si tratta di P.Sal.Gr. 1 e 2, due dei pezzi meglio conservati della raccolta. Il primo conserva la parte iniziale di quello che potrebbe essere un symbolon, un atto privato con valore giuridico assimilabile ad una ricevuta. Il documento, che è datato al 13 marzo del 203 a.C., sembra riguardare la compravendita all’asta di una schiava. Come spesso accade in casi di vendita di un bene, l’importo dovuto non viene versato dall’acquirente direttamente al venditore, ma piuttosto depositato presso una banca, in greco trapeza, che nel caso specifico è quella di Crocodilopoli.
Per quanto riguarda P.Sal. Gr. 2, invece, esso contiene la parte conclusiva di un prosanghelma, una denuncia presentata alle autorità contro ignoti. Le tredici righe superstiti conservano solo parte dell’elenco degli oggetti rubati, tra cui due sacchi, uno nuovo e uno consumato, e un mezzo sacco di tessuto di pelo. Ogni oggetto rubato è accompagnato dal corrispettivo valore, chiude il documento la richiesta alle autorità competenti di intervenire per individuare i colpevoli del reato. Fatta eccezione per questi due documenti, il resto della collezione resta sostanzialmente inedito.
Uno studio capillare e sistematico della collezione risulta oggi indispensabile: i papiri dell’Università di Salerno, infatti, nonostante i limiti che lo stato di conservazione comporta, rappresentano una risorsa fondamentale sotto molteplici punti di vista: in primis, sul piano storico, dal momento che costituiscono una fonte di informazione primaria in grado di aggiungere nuovi tasselli alla conoscenza dell’amministrazione tolemaica, su cui ancora tanto resta da indagare; sul piano paleografico, in quanto prodotti scritti riferibili, almeno nella maggior parte dei casi, ad un’epoca molto antica. Non da ultimo, le possibili connessioni che sono già state instaurate o si potranno instaurare con frammenti di altre collezioni italiane e straniere consentiranno di fare luce sulle intricate vicende che hanno riguardato il rinvenimento e la compra-vendita di papiri.
Lavori in corso
Il finanziamento del Progetto PRIN 2022 PNRR Digital Papyrology. New Approaches to Preservation, Edition and Dissemination of Papyrus Collections in Southern Italy ha segnato per la collezione salernitana l’inizio di una nuova fase di lavoro e, insieme, riorganizzazione del materiale della raccolta. Lo stato di conservazione, spesso frammentario, in cui i reperti ci sono giunti rende necessario un approccio sempre più improntato all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali, finalizzato non soltanto alla lettura e alla decifrazione dei testi, ma anche e soprattutto alla loro catalogazione e conseguente messa in rete, per assicurarne una fruizione quanto più ampia possibile.
Negli ultimi anni, si è lavorato in questa direzione, applicando ai frammenti della collezione salernitana tecnologie di imaging e lettura più avanzate, grazie alla nuova strumentazione di cui il Laboratorio Di.Sc.Ant., ora diretto da Lucio Del Corso, professore di Papirologia, è stato dotato grazie al sostegno del Dipartimento di Studi Umanistici e al finanziamento del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale erogato per l’ammodernamento delle strutture di ricerca degli Atenei del Sud.
È stata portata a termine una nuova operazione di riproduzione dei frammenti grazie all’impiego di fotocamere digitali e di uno scanner ad alta risoluzione, che ha consentito di acquisire nuove immagini di tutto il materiale conservato. Le riproduzioni realizzate in questa fase costituiranno uno strumento indispensabile non solo per lo studio dei testi ma anche in vista della messa a disposizione ‘virtuale’ dell’intera collezione.
Simultaneamente, è stato un intrapreso un nuovo lavoro di spoglio, schedatura e riorganizzazione complessiva di tutti i frammenti, finalizzato ad assicurare al materiale una collocazione più organica: in questa fase, anche grazie al fondamentale contributo dei tirocinanti attivi presso il laboratorio, tutti i papiri della collezione, prima conservati in scatole, sono stati sistemati sotto vetro, per renderne più agevole lo studio e la consultazione.
Il materiale acquisito finora è attualmente in corso di digitalizzazione: le immagini dei frammenti e le schede contenenti informazioni essenziali di base su ciascun papiro sono attualmente in corso di caricamento all’interno del database Papyrologica, una nuova piattaforma pensata per ospitare i papiri dell’Università di Salerno e di altre importanti raccolte papirologiche italiane (Firenze, Milano, Biblioteca Medicea Laurenziana). Questo consentirà di rendere la collezione realmente disponibile e virtualmente aperta ad una platea quanto più ampia possibile.
Parallelamente, si è dato nuovo impulso al lavoro di decifrazione e studio dei testi, quasi completamente inediti: anche in questo senso, l’apporto di tecnologie di lettura più avanzate, come i nuovi microscopi Dino-Lite ad infrarosso in dotazione del Laboratorio Di.Sc.Ant., fornisce un valido supporto utile a migliorare la lettura e la decifrazione di molti frammenti della collezione e, in particolare, di quelli in cui la scrittura risulta oggi particolarmente svanita o corrosa dal gesso del cartonnage.
Questo lavoro congiunto e simultaneo tanto sul fronte più tradizionalmente filologico quanto su quello, più moderno, della digitalizzazione del materiale, risulta oggi fondamentale per valorizzare appieno anche i frammenti più piccoli e apparentemente difficili da interpretare.
